UN CASO EMBLEMATICO DELLA CRISI DEL S.S.R.

Qui di seguito la segnalazione trasmessa a Costituzione 32 che richiama l’attenzione su una criticità sempre più diffusa nell’area triestina, e cioè le difficoltà che incontrano i malati dimessi dall’ospedale ad avere in tempi adeguati la prosecuzione di cure adeguate dai Distretti. Spesso, come ci indica il gentile estensore della segnalazione, l’unica alternativa è il privato, ma chi non ha i mezzi? E’ un impegno di Costituzione 32 mantenere alta l’attenzione su questo problema, ma per richiamare interesse dai responsabili della sanità pubblica, deve formarsi una vera e propria rete di protesta, mediante segnalazioni che documentino con riscontri oggettivi la gravità della situazione.wz.

Ho accolto, con molto piacere, l’iniziativa tradottasi nella creazione dell’Associazione “Costituzione32”, promossa da tre soggetti di comprovata esperienza e professionalità che, credo, saranno in grado, quanto meno, sotto l’aspetto informativo e divulgativo, di mettere a nudo le attuali pecche del servizio sanitario di questa regione che, a mio modesto parere, dà chiari segnali di peggioramento soprattutto a causa della palese strumentalizzazione di iniziative faziose, rivolte a favorire, ingiustificatamente, determinati settori a scapito di altri.

Espongo il mio caso che, ritengo, sia emblematico di come il S.S.R. non funzioni come dovrebbe.
Mia figlia ha subito, un delicato intervento (asportazione di un tumore) che le ha causato un linfedema secondario come esito di una ablazione chirurgica del sistema linfatico. Dopo le dimissioni ella è stata convocata una sola volta, a livello distrettuale, dopo che la commissione sanitaria regionale non le consentito di recarsi all’estero in una struttura sanitaria altamente specializzata nella cura dei linfedemi. Attualmente è seguita da uno specialista che la visita, a pagamento, una volta all’anno.
Orbene, nella fattispecie, mi sembra evidente che sono mancate e mancano: a) la presa in carico globale del malato, per quanto riguarda i bisogni riabilitativi; b) la correlata continuità assistenziale sul territorio. Manca, inoltre, se non erro la rete oncologica regionale (ROR), tuttora ritenuta il modello organizzativo più efficace ed efficiente.

A quanto innanzi aggiungasi che la legge regionale n. 17/2014 (Riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale e norme in materia di programmazione sanitaria e sociosanitaria) a proposito della riabilitazione oncologica è del tutto carente. Per quanto riguarda, in particolare, la patologia linfedematosa credo che la regione non abbia ancora intrapreso alcuna iniziativa (correggetemi se sbaglio) inerente ai regimi assistenziali previsti dall’accordo approvato, nella seduta del 15 settembre 2016, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome , avente ad oggetto il documento recante “Linee di indirizzo su linfedema ed altre patologie correlate al sistema linfatico.

Quanto innanzi innanzi pone in evidenza come mia figlia si trovi nella condizione di non fruire, come dovrebbe, dei trattamenti fisico/riabilitativi ai quali ha diritto e che dovrebbero esserle garantiti, direttamente, dalle strutture sanitarie territoriali di riabilitazione oncologica, in base ad un programma di interventi ad hoc.

Spero che questa mia non risulti tediosa e che mi possano essere dati adeguati suggerimenti per risolvere, se possibile, “pacificamente”, il problema di mia figlia.

In attesa di una risposta porgo cordiali saluti.

(Lettera firmata)

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