Documento sul NUE 112 presentato in Senato dalla Conferenza Stato Regioni: improbabili dichiarazioni senza riscontri oggettivi

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E’ stato presentato in Commissione Igiene e Sanità del Senato il documento della Conferenza Stato Regioni riguardante il NUE 112 che merita un approfondimento.
 
Innanzitutto si rileva che in ripetuti passaggi del documento viene affermata una pretesa superiorità della Centrale “laica”, chiamata così perché non rispondono al telefono in prima battuta operatori professionisti di polizia, vigili del fuoco e 118, ma centralinisti “laici”. Ovvero personale privo di esperienza in materia di sanità e sicurezza, mai abituato a situazioni di emergenza, e per di più senza conoscenza del territorio su cui insiste la Centrale ove lavorano.
 
Che una Centrale a conduzione “laica”, quindi senza le specifiche professionalità, possa essere più efficace ed efficiente del precedente sistema di emergenza basato sui professionisti è un concetto assai difficile da comprendere.
 
Nel documento in parola non ci sono riscontri oggettivi, non c’è un confronto di dati relativi alla tempistica dei soccorsi prima e dopo l’attivazione del 112, nonché alla qualità del servizio ovvero quanti target inesatti, quanti errori di attribuzione del soccorso ad un ente invece che a quello di prioritaria competenza, ecc.
 
Il documento si limita a riportare alcune tabelle sul numero di interventi relativi al 2018, sull’attività di filtro, senza peraltro specificare materiali e metodi utilizzati, sul tempo medio di durata delle chiamate, senza raffronto con gli anni precedenti. Che sarebbe comunque un raffronto inutile in quanto è palesemente inutile misurare il tempo medio nell’attività di emergenza. I tempi medi possono andar bene per misurare la puntualità di un servizio di autobus o di una linea aerea, non certo per misurare un servizio di emergenza, la cui valutazione richiede ben altri strumenti, in primo luogo la misurazione della percentuale di soccorsi arrivati entro un intervallo di tempo prefissato, p.es. entro 8 minuti in area urbana.
 
Non c’è un solo dato utile a dimostrazione che il sistema NUE 112 adottato in Italia sia vantaggioso rispetto ad altri modelli 112 esteri, come ad esempio Francia e Austria, dove il numero 112 si affianca ai numeri nazionali di polizia, pompieri e soccorso sanitario, potenziando così il sistema invece che peggiorarlo nella tempestività e nella qualità della risposta.
 
Il documento della Conferenza Stato Regioni dichiara “l’importanza di una attenta analisi dei dati attualmente a disposizione” precisando che: “dalla nascita del NUE 1.1.2. è stato possibile rilevare in modo puntuale e giornaliero una serie di informazioni dell’attività del NUE 1.1.2.”
 
Dal documento emesso dal Ministero degli Interni “Servizio NUE 112 – Integrazioni al Disciplinare tecnico operativo Standard” sembra invece emergere una grave carenza di dati oggettivi, infatti si dichiara che bisogna “assicurare un sistema di monitoraggio dei tempi di gestione delle chiamate di emergenza a livello locale, territoriale e centrale per verificare la qualità del servizio” e che “Si prevede, pertanto di realizzare e  di  attivare,  presso   il   Ministero   dell’ lnterni ­ Dipartimento della PS, un sistema informativo di. raccolta dati per il monitoraggio dei tempi di gestione delle chiamate, entro settembre 2018 (tempo necessario ad acquisire i materiali e mettere in esercizio la piattaforma).”
 
In sintesi la Conferenza Stato Regioni dichiara che ci sono dati che comprovano l’efficacia e l’efficienza del NUE 112, il Ministero degli Interni dichiara che questi dati non ci sono o perlomeno sono insufficienti.
 
La situazione è di straordinaria gravità: da anni si sta implementando un sistema di emergenza senza che sia stata fatta alcuna seria valutazione di efficacia ed efficienza misurabile su dati oggettivi. Si è buttato via un sistema di emergenza fondato dalle sinergie di 113, 115 e 118, certamente migliorabile, ma ben funzionante, come comprovato dal generale apprezzamento della popolazione, per sostituirlo con un sistema che oggi si scopre essere “improvvisato”, privo di valutazioni oggettivamente riscontrabili e che almeno finora sembra ricevere apprezzamento solo da chi quel sistema lo dirige.
 
Il documento si sofferma anche sulle situazioni di iperafflusso di chiamate o di malfunzionamento della Centrale precisando che in tali casi: “le chiamate vengano automaticamente dirottate verso la Centrale vicaria, senza alcun disagio o disservizio per gli utenti, a garanzia della continuità del servizio.”
 
Ma anche queste rassicurazioni della Conferenza Stato Regioni non sono confermate dal documento del Ministero degli Interni dove dichiara che bisogna “prevedere, in caso di eventi eccezionali, una soluzione temporanea per garantire la risposta alle chiamate di emergenza da adottare per le Centrali uniche di risposta non ancora dotate di sistemi di backup e di gestione del trabocco”.
 
A comprova di una situazione per nulla rosea sono gli effetti dei ripetuti black out della Centrale unica del Friuli Venezia Giulia, dove a ogni guasto sono conseguiti gravi ritardi e disservizi in tutta l’attività di soccorso.
 
In questo contesto merita anche citare quanto avvenuto l’anno scorso in Friuli Venezia Giulia quando una nube maleodorante sprigionatasi nel Maniaghese ha indotto molti cittadini allarmati a chiamare il 115 e il 112, causando in brevissimo tempo la saturazione della Centrale operativa 112 di Palmanova, per cui decine di chiamate si sono progressivamente accumulate in coda, ritardando enormemente l’attività di soccorso in tutta la regione, nonostante il “trabocco” alla Centrale vicaria.
 
In quell’occasione fu fatta una comparazione tra pre e post 112 che sembra molto significativa:

Prima dell’attivazione della Centrale unica 112 la nube tossica avrebbe senz’altro saturato la Centrale operativa dei Vigili del Fuoco di Pordenone, e in questa provincia probabilmente ne avrebbero risentito anche le Centrali 112, 113, 118, ma meno dei pompieri. Nel resto della regione i sistemi di emergenza avrebbero continuato a funzionare normalmente. 
E’ noto agli addetti ai lavori che in caso di gravi incidenti, in particolare se accadono nelle ore di punta nei centri urbani, decine di telefonate si riversano sul 118 e anche, ma meno, sul 113. Tali molteplici telefonate intasavano queste Centrali per pochi minuti ma non toccavano le altre Centrali della regione, che quindi continuavano a rispondere alle chiamate di soccorso con l’usuale tempestività.
 Adesso e in futuro ogni volta che ciò accadrà la ricezione delle chiamate di emergenza dell’intera regione si paralizzerà, anche se per pochi minuti.
 Il numero di centralinisti contemporaneamente in servizio presso la Centrale Unica 112 è di 6 unità, più un coordinatore. Ciò significa che possono essere gestite contemporaneamente fino a 7 chiamate di soccorso, per cui altre eventuali sono messe in coda, soprattutto in caso di eventi gravi concomitanti.
Ma come funzionava il sistema delle emergenze prima del 112?
In ciascuna delle 4 province del FVG operava la Centrale 112 dei Carabinieri, 113 della Polizia, 115 dei Vigili del Fuoco, 118 del soccorso sanitario.
In ogni Centrale erano di turno più operatori: a Trieste in fascia diurna 4 operatori per il 113, 4 per il 118, almeno 2 sia per il 112 che per il 115; verosimilmente nelle altre Centrali a Udine, Gorizia e Pordenone i numeri erano pressoché eguali, forse qualche unità in meno che a Trieste.
Quindi prima almeno 40 operatori erano sempre pronti a rispondere alle emergenze. Ciò significa che il sistema regionale era calibrato per poter rispondere ad almeno 40 emergenze contemporanee.
Adesso il sistema è ridotto a poter rispondere a non più di 7 emergenze contemporanee in tutta la regione.
Con il nuovo sistema la capacità di risposta è diminuita del 700% e senza neppure risparmiare economicamente, anzi adesso costa di più, con una spesa solo per “investimenti” di 5 milioni di euro. E anche la spesa corrente complessiva è aumentata, perché oltre ai centralinisti impiegati nella Centrale 112 di Palmanova, nelle rispettive Centrali provinciali continuano ad operare i carabinieri, gli agenti di polizia, i pompieri. Con la differenza che non possono più prendere come una volta direttamente la chiamata dal cittadino in pericolo e inviare subito il soccorso più adatto. Adesso chi ha bisogno di aiuto deve prima spiegare tutto a un centralinista, quindi ripetere tutto all’operatore professionale di una delle Centrali provinciali sopra indicate.

Sembra potersi concludere che il documento presentato dalla Conferenza Stato regioni essendo privo di supporti oggettivamente riscontrabili sottintende una accettazione fideistica del modello NUE 112 adottato in Italia e pare uscire dalla logica quando tenta di convincere che due telefonate sono meglio di una, perché nessuno potrà mai convincersi che sia accettabile essere messi in attesa con segreteria telefonica e musica di sottofondo mentre la casa brucia o quando un familiare respira a fatica o se dei malviventi stanno forzando le imposte per penetrare in casa.
 
Walter Zalukar
Presidente Associazione Costituzione 32
 

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