Centrale di Palmanova in black out: soccorsi a rischio in tutta la regione

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Il black out delle Centrali 112 e 118 di Palmanova avvenuto l’8 luglio ripropone con forza la sicurezza del sistema di soccorso introdotto l’anno scorso dalla giunta Serracchiani.
 
Oltre un mese fa c’erano stati due black out della Centrale 118 di Palmanova, il 17 e il 25 maggio, e prima tanti altri ancora, ma quello di ieri è stato di gran lunga il peggiore perché sono andate in blocco contemporaneo sia la centrale del 112 sia quella del 118 e quest’ultima è rimasta al buio per almeno 1 ora.
 
L’alimentazione elettrica è stata interrotta a causa di un fulmine e gli impianti di sicurezza, gruppi elettrogeni e sistemi di continuità, non hanno funzionato.
 
Subito dopo il blocco le chiamate 112 in arrivo sono state dirottate su Brescia, da dove poi sono state smistate alle centrali di competenza. Lo smistamento alle Centrali provinciali di vigili del fuoco, polizia e carabinieri sembra non abbia dato problemi particolari, se non quelli ormai cronici, ed enormi, dovuti al doppio passaggio di chiamata.
 
Invece per il soccorso sanitario i problemi ci sono stati e sono stati gravi.
 
Infatti nella Centrale 118 non solo è venuto meno il sistema informativo, ma hanno smesso di funzionare anche i telefoni e l’impianto radiotelefonico, quindi la Centrale è rimasta improvvisamente isolata dal mondo e per di più al buio in quanto anche l’illuminazione era saltata.
 
Di riflesso anche le autoambulanze e automediche impegnate nell’attività di soccorso sul territorio sono rimaste prive di collegamenti.
 
La cosa che sembra aver ben funzionato in questo frangente sono stati gli operatori del 118 in servizio quella sera, che sono riusciti a gestire una situazione che avrebbe potuto avere esiti tragici.
 
Hanno infatti messo in uso i 4 telefoni cellulari in dotazione alla Centrale per collegarsi con Brescia e ricevere le chiamate di soccorso, nonché per comunicare con gli equipaggi delle autoambulanze. E anche per collegarsi con polizia, carabinieri, vigili del fuoco e ospedali. Ma evidentemente 4 cellulari per assicurare tutti i collegamenti connessi all’emergenza sanitaria di un’intera regione non potevano essere sufficienti, per cui gli operatori hanno colmato le carenze mettendo in uso i propri cellulari personali.
 
Nonostante ciò la situazione è risultata a grande rischio.
 
Essendosi spenti tutti gli schermi dei PC gli operatori che stavano raccogliendo richieste di soccorso non hanno più visto le informazioni appena registrate (indirizzo, numero di telefono, dati clinici, ecc.) e hanno dovuto basarsi solo sulla memoria. Non avevano neanche più il quadro in tempo reale dello stato di autoambulanze e automediche, se libere o impegnate, e neppure hanno potuto controllare se ci fossero interventi pendenti in attesa di essere trasmessi alle autoambulanze.
 
Solo per fortuna in quell’ora di buio non ci sono stati codici rossi, perché ovviamente in tali condizioni i ritardi sono pesanti e inevitabili e già assicurare l’intervento di soccorso diventa un successo, come per quel ragazzo che poco dopo le 18 è rimasto ferito in seguito a una caduta presso il Centro commerciale Tiare e che è stato soccorso dopo oltre 1 ora. Fortunatamente i traumi sono risultati meno gravi del previsto, altrimenti oggi si piangerebbe il morto.
 
Non pare accettabile che il sistema di ricezione dell’allarme per il soccorso sanitario, per il soccorso pubblico, per la sicurezza di 1 milione e 300 mila cittadini possa essere messo in ginocchio da un fulmine, perché non ha funzionato il gruppo elettrogeno. Sembra che questo avesse già dato problemi in precedenza. Era stato controllato adeguatamente, esistono procedure di check periodico?
 
Si impone un’approfondita analisi di quanto accaduto con modalità finalmente trasparenti, perché i cittadini devono sapere con chiarezza a chi e come è affidata la loro sicurezza, ma anche perché vengano individuate le responsabilità di chi aveva il dovere di controllare e provvedere e non l’ha fatto.
 
E’ necessario far luce sulle connivenze dei cosiddetti tecnici che si sono distinti nel coprire la verità, per non far sapere ai cittadini che in caso di bisogno non possono più sperare nella sicurezza di un tempo.
 
La profonda revisione dell’organizzazione dei soccorsi nella nostra regione non è più rinviabile, ma sarebbe assai temerario pensare di progettare il nuovo sistema senza un rinnovamento totale della dirigenza, che possa garantire competenza specifica e onestà intellettuale.
 
Walter Zalukar
Presidente Associazione Costituzione 32
 

Un pensiero su “Centrale di Palmanova in black out: soccorsi a rischio in tutta la regione

  1. Sui problemi relativi all’area dell’ emergenza urgenza in Molise, consiglio l’articolo di Stefania Potente: ‘Troppi morti perchè la rete dell’emergenza non funziona: “Colpa della politica, ma ora i molisani devono mobilitarsi” ‘, in: https://www.primonumero.it/2018/07/malasanita-il-comitato-alza-la-voce-colpa-della-politica-ma-ora-i-molisani-devono-mobilitarsi-qui-si-muore/1530517124/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook. Così, sullo stesso, si legge: “In Molise si sono registrati almeno sette casi di persone morte perché la rete dell’emergenza-urgenza funziona male. Perché trascorrono mediamente 21 minuti tra la chiamata e l’intervento sanitario, un tempo “largamente superiore alla soglia adeguata” e “Non è un problema di malasanità, ma è una morte annunciata. E ce ne saranno parecchie”, dice il dott. Italo Testa, numero uno del comitato nato a difesa della sanità pubblica.

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